Un mare di petrolio
Quali saranno i danni del disastro petrolifero in Lousiana?
I fatti sono noti. Il 20 aprile una piattaforma petrolifera della British Petroleum (BP) è esplosa nel Golfo del Messico. Da quel momento il petrolio ha iniziato a fuoriuscire.
Fino allo scorso 15 luglio, i tentativi per “riparare” le fratture causate dall’esplosione sono stati inutili e, al momento, non sappiamo se il tappo posizionato potrà essere la soluzione definitiva.
Di certo per tre mesi il petrolio ha continuato a riversarsi in mare: tra 25.000 e 30.000 barili ogni giorno, secondo le valutazioni della Guardia Costiera americana. Fino a 60.000 a detta della stampa. Non pare difficile visto che la petroliera aveva un capacità produttiva potenziale di 150.000 barili al giorno (circa 20.250 tonnellate).
Oltre allo spreco di petrolio, risorsa sempre più scarsa e causa di conflitti, c’è da chiedersi che tipo di impatto avrà tutto questo sull’ecosistema del Golfo del Messico e del pianeta stesso.
Gli esperti affermano che non è per nulla facile valutare l’effetto di questi disastri, soprattutto se avvengono in mare aperto e se, come in questo caso, sono ancora in corso. Di certo la situazione non è per nulla rosea, tanto che durante la Conferenza internazionale Icef sulla governance globale per l’ambiente si è parlato di “disastro ambientale peggiore di quello causato dall’esplosione di un reattore nucleare a Chernobyl”.
Le sostanza tossiche rilasciate dall’enorme quantità di petrolio hanno (e continueranno ad avere ancora a lungo) effetti gravissimi su tutte le specie viventi (uomo compreso): sia che vivano in acqua o in aria, sulla costa o in mare aperto. Il governo della Lousiana parla di 14 Aree Protette minacciate e di più di 400 specie a rischio. Tra queste il tonno rosso, varie specie di tartarughe e alligatori, i pellicani e le lontre. Secondo i biologi statunitensi almeno 300-400 pellicani e centinaia di altri uccelli marini che popolavano le coste della Lousiana sono ora ricoperti di petrolio, oltre 3.000 uccelli sono morti o hanno subito gravi danni.
Anche se i fatti sono in corso da tre mesi, è ancora presto per poter calcolare i danni complessivi e probabilmente non si riuscirà a farlo ancora per molti anni ancora. Gli effetti del disastro della petroliera Exxon Valdez nel 1989 si vedono ancora oggi: le 37.000 tonnellate di petrolio che furono sversate allora sono ancora in circolo. L’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha affermato che ci vorranno almeno 50 anni per riprendersi dalla catastrofe del Golfo del Messico.
Approfondimenti
Ultimi aggiornamenti
Video della CNN sul disastro
Rapporto Greenpeace – Orizzonte nero
(pubblicato il 22 Luglio 2010)


