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Clima, dal Vertice mondiale solo un mini-accordo

Risultato principale: mantenere entro due gradi l’aumento della temperatura. Cosa succederà al Protocollo di Kyoto che scade nel 2012?

Alla Conferenza Onu sul clima COP15 di Copenhagen l’accordo c’è, ma non soddisfa le attese del mondo.
L’intesa politica sul clima (che non è un trattato vincolante) firmato dal presidente americano Barak Obama e dai rappresentanti di Cina, India, Brasile e Sudafrica, fra proteste e delusioni è stato adottato all’unanimità dai 193 Paesi partecipanti al summit climatico.
Il punto principale a cui è giunto il vertice è l’obiettivo di mantenere entro 2 gradi l’aumento della temperatura nei prossimi decenni. Gli scienziati ritengono che un aumento ulteriore comporterebbe conseguenze (siccità, inondazioni, innalzamento dei mari) al di fuori di ogni possibile controllo e difesa.

Il presidente francese Sarkozy ha spiegato i termini dell’intesa: “Tutti i Paesi industrializzati, compresa la Cina, dovranno definire entro gennaio 2010 piani scritti per tagliare le emissioni di CO2 (anidride carbonica) e i Paesi più sviluppati forniranno 100 miliardi di dollari in aiuti a quelli in via di sviluppo entro il 2020. Una “delusione” per il leader dell’Eliseo l’assenza dell’obiettivo di ridurre del 50% le emissioni entro il 2050.

Il “mini-accordo” di Copenaghen lascia irrisolti i principali problemi sul tappeto della trattativa climatica globale. Kyoto resta senza futuro e, se non si correrà ai ripari convocando una conferenza straordinaria delle Nazioni Unite entro la prima metà del 2010, tutto il complesso sistema dei vincoli, dei controlli internazionali, dei commerci di quote di emissione e dei programmi di assistenza tecnologica ai Paesi in via di sviluppo, rischia una battuta d’arresto. Il vertice di Copenhagen aveva lasciato intravedere un’altra prospettiva: la possibilità di sostituire Kyoto con un trattato di più ampio respiro, più flessibile, e quindi più gradito ai Paesi che mal sopportano l’attuale e farraginoso sistema dei vincoli e dei controlli. Alla costruzione di questo possibile, nuovo patto, aveva lavorato assiduamente per due anni un gruppo di lavoro formato dai rappresentanti di tutti i Paesi del mondo che, nella capitale danese, ha presentato una bozza di testo da completare con l’inserimento dei target di riduzione e delle cifre dei finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo. Ora si parla di una Cop 15 bis da tenere a Bonn, forse a giugno.

Approfondimenti

Video choc presentato all’apertura di COP15

(pubblicato il 12 Gennaio 2010)