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CLIMA: cosa succederà?

Concluso a Bonn Cop23, il vertice mondiale sui cambiamenti climatici: molte scelte rimandate a Cop24

Si è svolta dal 6 al 17 novembre Cop23, il vertice sul cambiamento climatico che ha riunito le delegazioni di 196 paesi, istituti internazionali e organizzazioni non governative. Sede della Conferenza è stata Bonn, mentre la presidenza del vertice è stata affidata alle isole Fiji, un paese tra i più vulnerabili al mondo agli effetti dei cambiamenti climatici.

Da Cop23 ci si aspettava l’approvazione dei “decreti attuativi” dell’Accordo di Parigi (Cop21 del 2015). Questo non è avvenuto. Inoltre gli impegni presi a Parigi sono oggi insufficienti per raggiungere l’obiettivo dell’Accordo stesso (mantenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi dai livelli pre-industriali, possibilmente entro 1,5 gradi) e devono essere aggiornati.

Questo aggiornamento sarà l’obiettivo della prossima Conferenza Onu sul clima, Cop24 che si terrà nel novembre del 2018 a Katowice, Polonia. La revisione dei target nazionali di decarbonizzazione dovrà permettere all’Accordo di Parigi, quando entrerà in vigore nel 2020, di raggiungere almeno il suo obiettivo minimo.

Nel documento finale il presidente della Conferenza di Bonn Frank Bainimarama (il premier delle Fiji)  ha istituto un tavolo di discussione detto “dialogo Talanoa” (da un termine della lingua delle Fiji che indica dialogare e decidere insieme), che partirà nel gennaio del 2018 per definire gli aggiornamenti dei target nazionali in vista di Cop24.

Cop23 ha prodotto un regolamento che si concentra su alcuni aspetti, tra cui la proposta di mettere nero su bianco le modalità di segnalazione e monitoraggio delle emissioni entro il dicembre del prossimo anno. I paesi hanno inoltre concordato di creare piattaforme speciali per le questioni di genere e le popolazioni indigene, nel tentativo di aumentarne l’influenza sulle decisioni. È stato infatti riconosciuto il ruolo dei “Primi Popoli” nella lotta al cambiamento climatico, nella conservazione della biodiversità e nella salvaguardia dell’ambiente in generale ed è stato adottato anche il “Gender action plan”, piano d’azione per la parità di genere, con l’obiettivo di integrare il tema nei programmi per l’ambiente e il clima

La Conferenza di Bonn ha visto una ventina di Paesi (fra i quali l’Italia) stringere un’alleanza per cessare la produzione di energia dal carbone e si assistito anche allo sblocco del gruppo di lavoro sulla sicurezza alimentare e sull’agricoltura. È stato infatti riconosciuto che il cambiamento climatico aggrava l’insicurezza alimentare delle popolazioni più fragili e, contemporaneamente, che le pratiche agricole correnti incidono sulle emissioni di gas serra per circa il 21% del totale. Ciò significa che bisognerà incidere pesantemente su questo settore, in modo da ridurne le emissioni. Rimane aperta la spinosa questione del Green Climate Fund, il fondo per aiutare i paesi più poveri a combattere il riscaldamento globale: la sua istituzione rimane ancora indefinita.

Infine è stato registrato il sorgere di un’alleanza dei paesi in via di sviluppo, che in questa sessione dei negoziati climatici globali sono apparsi più uniti che in passato.

Approfondimenti

Uno studente di sette anni apre i lavori di Cop23 (video, in inglese)
Report finale Cop23 (in inglese)

(pubblicato il 29 Novembre 2017)